Il Ministro dello Sport Andrea Abodi ha ufficialmente presentato il nuovo Decreto dello Sport, un pacchetto di riforme pensato per modernizzare il sistema sportivo italiano, rilanciare infrastrutture in stallo e recuperare opportunità commerciali perdute — inclusa la possibile reintroduzione delle sponsorizzazioni da parte degli operatori di gioco.
Sostenuto dal Consiglio dei Ministri, il decreto arriva con urgenza, poiché la premier Giorgia Meloni punta ad avviare interventi infrastrutturali in vista delle Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026 (6–22 febbraio).
«Il Decreto dello Sport ha una forte valenza economica», ha dichiarato Abodi alla stampa questa settimana, sottolineando l’obiettivo del governo di coniugare le tutele sociali con la sostenibilità finanziaria dello sport d’élite. «Deve garantire investimenti a lungo termine affrontando al contempo le fragilità strutturali del nostro sistema».
Elemento centrale della riforma è l’abolizione del Decreto Dignità, la legge introdotta nel 2018 dal governo Lega-M5S che ha imposto un divieto totale alla pubblicità sul gioco d’azzardo e alle sponsorizzazioni sportive. Dopo sei anni di applicazione, tutte le forze politiche concordano sul fatto che il provvedimento non abbia raggiunto i suoi obiettivi, causando invece gravi danni al finanziamento dello sport italiano.
Abodi ha confermato che i colloqui formali inizieranno in autunno con rappresentanti della Serie A, emittenti televisive e federazioni sportive. È ora sul tavolo un nuovo sistema regolamentato che consentirebbe agli operatori autorizzati di tornare a sponsorizzare eventi sportivi, a partire dal calcio, ma con condizioni severe.
Il piano include l’introduzione di un’imposta dell’1% su tutte le entrate derivanti dalle sponsorizzazioni, destinata alla riqualificazione degli stadi — fortemente auspicata dal governo — oltre che allo sviluppo dello sport femminile e giovanile e al finanziamento di programmi per la prevenzione e il trattamento della dipendenza dal gioco.
Secondo alcune fonti interne, l’abrogazione del divieto potrebbe liberare tra i 130 e i 150 milioni di euro all’anno per i campionati principali, una cifra che i club di Serie A affermano di aver perso dal 2019. Di rilievo, la magistratura italiana sostiene la misura per chiudere una serie di controversie legali innescate dal Decreto Dignità, in particolare riguardo a contratti contestati con media e operatori di scommesse.
Più delicata è la questione della pubblicità televisiva e digitale sul gioco, anch’essa vietata dal Decreto Dignità. Se le sponsorizzazioni godono di un sostegno ampio, le modifiche sulla pubblicità incontrano maggiori resistenze, soprattutto da parte delle organizzazioni sanitarie pubbliche. A tal proposito, Abodi ha già avvertito che saranno previsti criteri molto rigidi per la comunicazione sui media.
Un testo legislativo formale in materia è atteso in Parlamento entro settembre 2025, insieme agli aggiornamenti sul nuovo regime di licenze per il gioco online in Italia.
Per il governo, l’obiettivo va oltre lo sport: rilanciare l’intero settore del gioco online italiano, oggi al centro di un sistema di licenze dal valore di 7 milioni di euro ciascuna.
Il gioco online dovrebbe generare oltre 7 miliardi di euro in ricavi lordi solo nel 2025. Secondo i ministri, allentare le restrizioni pubblicitarie migliorerebbe il tasso di canalizzazione verso operatori legali, riducendo l’influenza del mercato nero — una preoccupazione crescente per lo Stato e il suo gettito fiscale.
Abodi insiste sul fatto che ogni riforma sarà attentamente regolata: «È un tema che merita un’analisi ideologica approfondita. La preoccupazione per contrastare in modo efficace la piaga della ludopatia è concreta. Ma sono convinto che si possa trovare un equilibrio tra le esigenze economiche e la responsabilità sociale».

L’idea di legare le sponsorizzazioni al finanziamento di strutture sportive e programmi di prevenzione è, a mio avviso, una delle proposte più intelligenti viste negli ultimi anni in Europa. Il gioco d’azzardo non scomparirà con i divieti, ma può essere incanalato verso forme più trasparenti e controllate. Ciò che mi colpisce è l’intenzione di creare un circolo virtuoso: trasformare una voce controversa del bilancio in un motore per l’inclusione, la sicurezza e la crescita del settore sportivo. Se ben eseguita, questa riforma potrebbe diventare un modello per altri paesi.